Parco del Sangone, dopo anni di promesse i lavori sono partiti: addio agli orti spontanei

Dopo una lunga sequenza di annunci, rinvii, interpellanze e promesse mancate, da circa un mese sono finalmente partiti i lavori di riqualificazione della sponda sinistra del torrente Sangone, nel tratto compreso tra il Mausoleo della Bela Rosin e corso Unione Sovietica, lungo strada Castello di Mirafiori.

Un intervento atteso da quasi un decennio, che segna un punto di svolta per un’area rimasta per anni in una sorta di limbo amministrativo, tra degrado, occupazioni abusive, orti spontanei e insediamenti irregolari. Con l’apertura del cantiere, si chiude ora una fase e se ne apre un’altra: quella che porterà alla definitiva rimozione degli orti spontanei a ridosso del fiume.

 

Un progetto nato nel 2016 e partito solo oggi

Il progetto di completamento del Parco del Sangone nasce nel 2016, quando il Comune di Torino approva il progetto di fattibilità tecnica ed economica, finanziato attraverso le compensazioni ambientali del termovalorizzatore del Gerbido, per un importo complessivo superiore ai 2,3 milioni di euro.

Nel tempo, però, l’intervento viene più volte spezzettato, rimodulato e rinviato, fino ad arrivare al lotto oggi in esecuzione: la riqualificazione della sponda sinistra del Sangone lungo strada Castello di Mirafiori. Il progetto definitivo viene approvato nel 2020 e presentato ai cittadini già nel 2019, con un avvio lavori inizialmente previsto per la primavera 2021.

Un avvio che, nei fatti, non è mai avvenuto nei tempi annunciati.

 

Nel vuoto amministrativo crescono degrado e abusivismo

Mentre il progetto restava fermo sulle carte, l’area cambiava volto.
Nel corso degli anni lungo le sponde del Sangone sono comparsi:

Una situazione segnalata più volte dai residenti e portata in Consiglio Comunale attraverso interpellanze nel 2022 e nel 2023, nelle quali venivano chieste risposte precise su tempi, responsabilità e sicurezza. A fronte di promesse di gare “entro l’estate” e cantieri “in autunno”, la realtà sul terreno restava immutata, anzi peggiorava.

 

Ora il cantiere è realtà: intervento da circa un milione di euro

Solo oggi, dopo anni di attesa, i lavori sono finalmente partiti.
L’intervento ha un valore di circa un milione di euro ed è stato affidato a un’impresa srl con sede a Beinasco, incaricata della bonifica e della riqualificazione dell’area.

Il progetto prevede:

Un primo tassello di un disegno più ampio che, nelle intenzioni dell’Amministrazione, dovrebbe proseguire anche oltre questo tratto.

Addio agli orti spontanei: fine di una lunga tolleranza

Con l’avvio del cantiere, gli orti spontanei lungo questo tratto del Sangone sono destinati a scomparire.
Una scelta che mette fine a una tolleranza di fatto durata anni, favorita dall’assenza di controlli e da continui rinvii amministrativi.

La linea seguita è chiara: sgombero degli orti a ridosso delle acque, considerati incompatibili con la sicurezza idraulica e con la fruizione pubblica del parco. Resta sullo sfondo l’ipotesi di future regolarizzazioni solo in aree differenti, lontane dal fiume, secondo modalità ancora tutte da chiarire.

 

Una riqualificazione che apre una questione più ampia

L’avvio dei lavori al Sangone rappresenta senza dubbio un passo avanti, ma porta con sé una questione politica più ampia che riguarda la gestione del verde urbano e degli orti a Torino.

La città dispone da anni di un regolamento specifico che prevede l’assegnazione degli orti ai cittadini tramite le circoscrizioni, con criteri pubblici e concessioni dirette. Eppure, negli ultimi anni, l’Amministrazione ha progressivamente scelto di puntare su modelli gestiti da associazioni, riducendo il ruolo diretto delle istituzioni nella gestione quotidiana degli orti urbani.

Questa impostazione oggi si consolida ulteriormente con la riscrittura del regolamento sugli orti urbani, affidata a un tavolo tecnico comunale. Un tavolo che ha coinvolto soprattutto associazioni di secondo livello, reti strutturate e soggetti già inseriti nei circuiti dell’agricoltura urbana, mentre le rappresentanze degli orti assegnati dalle circoscrizioni, i comitati di gestione, non sono stati chiamati a partecipare in modo diretto.

 

Una scelta che pesa sul futuro del verde urbano

Il rischio, una volta cancellati gli orti spontanei e riscritte le regole, è che il verde urbano torinese venga governato sempre più dall’alto e sempre meno da chi lo vive ogni giorno. Una gestione più semplice per l’Amministrazione, che riduce costi, responsabilità e conflitti, ma che allo stesso tempo segna una rinuncia evidente al ruolo pubblico di governo diretto del bene comune.

Perché, come si dice spesso in questi casi, quando non si è invitati al tavolo delle decisioni, si finisce inevitabilmente sul menù.

I lavori al Sangone sono partiti.
Ora resta da capire se questa riqualificazione segnerà davvero un cambio di passo o se, ancora una volta, la distanza tra istituzioni e cittadini continuerà a crescere, anche dentro i parchi della città.