Torino 25/05/2026

Circoscrizione 7, il bando per il Meisino tra riapertura formale e vincoli d’uso

La Circoscrizione 7 ha approvato l’avvio della procedura per l’assegnazione dell’area degli orti urbani del Parco del Meisino, pari a circa 7.367 metri quadrati, attraverso un avviso pubblico di manifestazione d’interesse rivolto ad associazioni no-profit. L’obiettivo dichiarato è quello di riattivare uno spazio rimasto a lungo inutilizzato, affidandone la gestione a un soggetto unico.

La delibera recepisce una serie di atti tecnici e amministrativi precedenti, tra cui le analisi ambientali e i pareri degli enti competenti. Tuttavia, la riapertura non coincide con un ritorno alla funzione originaria degli orti: l’area non può essere destinata a coltivazioni alimentari, ma esclusivamente a colture ornamentali o comunque non destinate al consumo umano o animale. Fa eccezione l’orto 53, individuato nei documenti tecnici come area critica, che viene escluso da qualsiasi utilizzo agricolo in attesa degli interventi di bonifica.

La valutazione del rischio e il ruolo dei modelli di calcolo

Parallelamente alle decisioni amministrative, la situazione ambientale del sito è stata valutata attraverso un’analisi di rischio basata sul software di calcolo matematico RiskNet, secondo la metodologia prevista dalla normativa nazionale (D.Lgs. 152/2006). Il modello non misura direttamente il rischio sul campo, ma lo stima simulando diversi scenari di esposizione a partire da una serie di parametri: concentrazione degli inquinanti, caratteristiche del suolo e tempo di permanenza delle persone nell’area.

In una prima configurazione cautelativa, basata su scenari di esposizione continuativa, alcuni contaminanti superano le soglie di rischio accettabile. Successivamente, la variazione di alcuni parametri di esposizione — in particolare la riduzione dei giorni di permanenza annua ipotizzati — comporta una diminuzione del rischio calcolato, riportandolo entro i limiti previsti. Questo evidenzia un elemento strutturale della valutazione: il risultato non è una misura diretta e invariabile della pericolosità del sito, ma dipende in modo significativo dalle ipotesi iniziali inserite nel modello.

I limiti del campionamento

Un ulteriore punto critico riguarda il sistema di campionamento del suolo. Le analisi sono state effettuate su punti di prelievo disposti a griglia, secondo le procedure previste dalla normativa. Questo approccio consente di descrivere la situazione in punti specifici, ma non restituisce una mappa continua della distribuzione degli inquinanti.

Ne deriva che l’individuazione di un’area critica, come l’orto 53, dipende dai valori riscontrati nei punti analizzati, mentre i lotti confinanti vengono valutati separatamente secondo lo stesso schema. Resta quindi una domanda aperta: quanto la contaminazione segue davvero i confini amministrativi dei singoli orti e quanto invece la sua distribuzione dipende dalla densità dei punti di campionamento?

Il quadro istituzionale e il precedente del 2021

Che non si tratti di un caso isolato lo indicano anche i documenti ufficiali contenuti nel fascicolo. Le carte mostrano che l’amministrazione era a conoscenza della criticità già dal febbraio 2021, quando la Giunta Appendino e l’allora assessore all’Ambiente Alberto Unia approvarono la Deliberazione n. 93 per un Piano Operativo biennale, attivato proprio a seguito delle anomalie riscontrate al Meisino.

L’obiettivo era quello di gestire in modo progressivo l’emersione delle criticità, evitando un effetto domino che si è invece manifestato quando la Circoscrizione 5 ha anticipato le verifiche sui propri terreni tramite lo studio tecnico “Floema”. I risultati dei carotaggi nei primi 30 centimetri di suolo superficiale hanno evidenziato superamenti significativi dei limiti previsti dal DM 46/2019:

In entrambi i casi, l’Ufficio Bonifiche ha disposto lo stop alle assegnazioni e l’obbligo di segnaletica con divieto di coltivazione ai fini agroalimentari. Le carte della Circoscrizione 5 evidenziano inoltre una criticità metodologica: la relazione tecnica presentava un numero limitato di campioni rispetto ai protocolli previsti dal DM 46/2019. Un'osservazione tecnica che riporta però la questione al punto iniziale: con campionamenti puntuali, la reale estensione della contaminazione resta solo parzialmente definita.

Regolamento e proroghe: la fase transitoria

Oltre al tema ambientale, si apre una questione gestionale ed economica. L’attuale impianto normativo prevede infatti che, alla scadenza delle concessioni, il Comune debba procedere a nuove assegnazioni solo dopo aver eseguito nuovamente le analisi chimiche dei terreni. Un passaggio che, applicato su tutte le aree di orti urbani della città, comporterebbe costi elevati e difficilmente sostenibili per le casse pubbliche.

Nel frattempo è stato avviato un percorso di revisione del regolamento comunale che disciplina assegnazioni e controlli. Tra i punti oggetto di discussione nei tavoli tecnici figura anche la possibile modifica dell’obbligo, previsto all’articolo 1, di effettuare le analisi del suolo prima di ogni nuova assegnazione.

In questa fase transitoria, tutte le assegnazioni vengono mantenute attraverso proroghe tecniche motivate dalla necessità di garantire continuità gestionale in attesa del nuovo impianto regolamentare. Nel caso del Meisino, questa situazione si traduce in una riapertura parziale dell’area: l’utilizzo degli orti è consentito esclusivamente per coltivazioni non alimentari. L’orto 53 resta invece interdetto a qualsiasi utilizzo, in quanto area contaminata e in attesa di interventi di bonifica, sperando che i veleni non abbiano scavalcato il vialetto dei vicini.