Via Venaria: la proroga che non c’è (e il trucco burocratico per non fare nulla)
Torino, 3 gennaio 2026 – L’ultima Determinazione Dirigenziale della Circoscrizione 5 (DD 8783 del 19/12/2025) sugli orti di Via Venaria 135/A lascia perplessi: dietro il linguaggio burocratico si nasconde un vero e proprio “trucco” che rischia di penalizzare gli assegnatari.
Il trucco del “Prendere Atto”
Il dirigente non scrive “prorogo le assegnazioni”, ma si limita a “prendere atto” di una nota della Divisione Decentramento. Apparentemente una differenza minima, in realtà è sostanziale.
Una vera proroga obbligherebbe il dirigente a verificare che tutto sia a norma e che non ci siano rischi per chi coltiva gli orti. Con la formula del “prendo atto”, invece, il dirigente non assume alcuna responsabilità: si limita a far passare un atto deciso altrove. Se in futuro emergessero problemi, potrà sempre dire: “Io non ho prorogato nulla, ho solo preso atto”.
La garanzia che manca
Quando si firma un atto di assegnazione o una proroga seria, la Pubblica Amministrazione dovrebbe controllare l’idoneità dell’orto: documenti, sopralluoghi, stato dei fatti. Con la “presa d’atto”, invece, nulla di tutto questo viene fatto. E così, mentre il dirigente percepisce il suo stipendio il 27 del mese, gli ortisti di Via Venaria rimangono in una zona d’ombra legale.
Lotti abbandonati e liste esaurite
Gli orti n. 1, 4, 6, 9, 14, 17, 26 e n. 27 restano vuoti, le liste d’attesa sono esaurite e l’ultima assegnazione risale a febbraio del 2023. Il Comune ha deciso che nuovi bandi non possono essere fatti finché non viene approvato un nuovo Regolamento. Peccato che da nessuna parte la legge lo preveda: finché il Regolamento 363 della Città di Torino è valido, dovrebbe essere applicato, compresa la possibilità di fare nuovi bandi e di non prorogare “basandosi sul nulla”.
Il paradosso totale
È come se il Comune smettesse di multare chi passa col rosso perché “stanno scrivendo il nuovo Codice della Strada” o come un ristorante che lascia i tavoli vuoti dicendo: “Ripassate tra un anno, stiamo cambiando il menù”.
In questo modo, la Pubblica Amministrazione interrompe le assegnazioni, lascia che la terra muoia e il suolo pubblico cada in degrado, preferendo ignorare le proprie regole invece di applicarle.