Orti Generali e la tutela della salute: una sfida che riguarda il futuro di tutti gli orti urbani
Orti Generali rappresenta una delle esperienze di rigenerazione urbana e agricoltura sociale più significative di Torino. Un percorso lungo quasi dieci anni, nato con una domanda fondamentale: è possibile riorganizzare la cultura orticola familiare in città, superando il disordine e l'abusivismo per creare nuove pratiche collettive, sociali e di condivisione?
Dopo i primi studi sul quartiere e l'assegnazione del bando di concessione del Comune di Torino, i lavori partiti nel 2018 hanno portato all'apertura al pubblico nel 2019. Negli anni, il progetto si è affermato come un modello di riferimento internazionale, coronato dal Premio Nazionale del Paesaggio (2023) promosso dal Ministero della Cultura, dalla selezione per il Premio del Paesaggio del Consiglio d'Europa, dalla presenza alla Biennale di Venezia 2025 e dalle continue visite di delegazioni e ricercatori europei.
Una scelta di trasparenza: le analisi del terreno e le misure cautelative
Oggi questo percorso virtuoso affronta un passaggio delicato, gestito con massima responsabilità e trasparenza verso la comunità degli ortolani.
A fine luglio, a seguito di analisi del terreno condotte autonomamente da un assegnatario, è stata riscontrata la presenza di inquinanti in un orto situato a margine del parco, un'area verosimilmente interessata in passato da vecchi accumuli di rifiuti sotterranei. La direzione di Orti Generali ha immediatamente segnalato il fatto alla Città di Torino per attivare le verifiche necessarie.
In attesa dei riscontri ufficiali e per garantire la massima tutela della salute, sono state disposte misure cautelative immediate:
Tra buone pratiche europee e i vincoli della normativa italiana
La volontà diffusa di Amministrazione, gestori e cittadini è chiaramente quella di trovare il modo di proseguire l'esperienza dell'agricoltura urbana, adottando il rigore scientifico per gestire le criticità del sottosuolo.
In diversi contesti europei — come in Francia — la presenza di suoli urbani complessi viene gestita attraverso protocolli di mitigazione agronomica del rischio: ad esempio, in presenza di elementi come il piombo (che, su alcune colture, non si trasmette principalmente per via radicale ma tramite il contatto diretto o lo schizzo di terra), si adottano teli pacciamanti, irrigazione a goccia localizzata o la coltivazione in bancali rialzati e vasche isolate.
Tuttavia, in Italia questo approccio pratico si scontra con un rigoroso quadro normativo nazionale (D.Lgs. 152/2006 e D.M. 46/2019 sui suoli agricoli). La legge italiana prescrive un'applicazione del principio di precauzione molto stringente: a fronte di un superamento dei limiti di contaminazione, non è consentito affidarsi unicamente a contromisure agronomiche informali, ma occorre seguire iter formali di caratterizzazione, analisi di rischio e messa in sicurezza previsti per legge.
Una sfida aperta per la gestione del verde e dell'agricoltura in città
È proprio all'interno di questo solco — tra il rispetto inderogabile delle norme di tutela ambientale e la ricerca di soluzioni tecniche e giurisdizionali idonee — che si gioca la sfida non solo per Orti Generali, ma per l'intero futuro degli orti urbani.
La presenza di retaggi industriali o di vecchi accumuli nel sottosuolo è una realtà comune a molte aree metropolitane europee. Trasformare questa criticità in un'opportunità di studio e regolamentazione permetterà di definire modelli gestionali trasparenti, sicuri e pienamente conformi, capaci di tutelare la salute della cittadinanza e al contempo salvaguardare il valore sociale, ecologico e comunitario dell'agricoltura urbana a Torino e oltre.